Cerca
Categorie
Unable to display Facebook posts.
Show error
Error: Error validating application. Application has been deleted.
Type: OAuthException
Code: 190
Please refer to our Error Message Reference.
Type: OAuthException
Code: 190
Please refer to our Error Message Reference.
Tag
AGROALIMENTARE
ANALISI SENSORIALE
APPUNTAMENTI
BIOLOGICO
CEREALICOLTURA
COMUNICAZIONE
CORRIERE VINICOLO
ECOMUSEO
ECONOMIA E MARKETING
ECOSOSTENIBILITA'
ENOGASTRONOMIA
EVENTI
EX ALLIEVI ITAS
FLOCCO
GUIDE
IL GUSTO DELLA SCOPERTA
INTERVISTA
ISTITUTO AGRARIO
ITINERARI DEL GUSTO
ITINERARI MOLISANI
LABORATORI DEL GUSTO
LARINO
MOLICASEUS
MOLISE
MOLITUM
OLIVICOLTURA E OLIO
PARLA COME MANGI
PASQUALE DI LENA
PILLOLE DI SCIENZA
PINO APRILE
PRODUTTORI
RASSEGNA STAMPA
RICONOSCIMENTI
SARANNO FAMOSI
SCUOLA DEL GUSTO
SORSI DI CULTURA
TEATRO NATURALE
TECNICA ENOLOGICA
TINTILIA
UN MOLISE EXTRA-ORDINARIO
VINI
VINI NATURALI
VINITALY
VITICOLTURA
YOUTUBE
ossia l’inserimento di uno o più geni ricavati da piante che appartengono allo stesso genere o specie (quindi non è Ogm?), in modo da preservare le caratteristiche di un vitigno. La scienza è super-partes o, come molti ritengono, strettamente collegata ai processi politici e sociali che ne condizionano la stesura dei relativi paradigmi di produzione? In effetti, anche l’introduzione dei portinnesti americani nell’800, dopo la distruzione fillosserica, creò non pochi dubbi sulla futura qualità del vino. D’altro canto, anche oggi, pochi sarebbero disposti a stravolgere le fondamenta della cultura del vino, come il legame tra vitigno, territorio e uomo. Una mediazione è sempre possibile, magari ripensando i sistemi di allevamento, i sesti d’impianto, così come una migliore razionalizzazione, captazione e gestione delle acque. Ben venga la viticoltura nelle zone interne, magari investendo in maniera importante su studi di zonazione, o magari approfondendo ulteriormente le ricerche su vitigni autoctoni. Certo che fa specie, parlando di vino, quando ci si affanna a rincorrere certi canoni sensoriali, oggi sempre più difficili da raggiunger per i motivi succitati, salvo poi accorgersi che questo, obtorto collo, comporta un uso sempre più spregiudicato della pratica enologica. Forse anche qui andrebbero fatti passi indietro ripensando, di riflesso, tutta la comunicazione. L’altro cruccio è la filiera olivicolo-olearia, solo che qui il problema incombente non sono tanto i mutamenti climatici, anch’essi gestibili con una maggiore dose di tecnica sul campo, ma quanto un’aggressività intensiva figlia di nuove esigenze di mercato. Cedere a queste lusinghe o rimanere fortemente attaccati alle proprie radici? Ci limitiamo, in questo frangente, ad una semplice constatazione: è bastato dedicarsi ad un semplicissimo studio su cultivar autoctone, comunicandolo nella maniera giusta, e quella che è una cultivar, o forse un gruppo, di cui tutti si sbarazzerebbero volentieri, ci riferiamo agli olivastri, di colpo è diventato l’oggetto dei desideri.
Qui, di scienza, c’è ne veramente poca; forse, a volte, ci si ostina a sperimentare su questioni di lana caprina, sprecando risorse, quando la soluzione a certi problemi è più vicina a noi di quanto sembra, e può dare risposte immediate, concrete. Probabilmente è solo una questione di distanze e l’istruzione secondaria superiore tecnica, le associazioni di categoria, gli enti preposti, devono farsi carico di un’opera di mediazione tra la scienza pura, spesso troppo lontana dalla realtà, e l’esperienza di chi è capace di osservare, modulare e interagire su casi concreti, facendone spesso un’arte.
Leave A Comment