Come da prassi consolidata, questo è il periodo delle guide enogastronomiche. Oggi voglio fare una piccola digressione rispetto al tema del blog, forse neanche tanto, ma ne vale la pena. La nuova edizione della guida Michelin Italia, quella rossa, per intenderci, ossia il massimo del riconoscimento per la ristorazione attraverso l’assegnazione delle stelle, raccoglie segnali molto positivi nello scenario della ristorazione del nostro Paese. Il ristorante Reale di Castel di Sangro di Niko Romito è il nuovo “tre stelle” della Guida Michelin 2014 in Italia. Si tratta di un ristorante gourmet con soli sei tavoli, nato in quel di Rivisondoli, nonché centro di alta formazione di giovani chef.



La tenuta Casadonna a Castel di Sangro (AQ)

Vi chiederete, vabbè, ma “che ci azzecca” (cit.)? Ma non dovevi piuttosto parlare di stalle, anziché di stelle, o magari di “arretratezza” e “ignoranza”? Oh, sveglia, sei in Molise, non in Abruzzo! Tranquilli.

Innanzitutto il pluridecorato chef, di cui sopra, ha particolare attenzione anche per alcune ricchezze dell'”arretrato” Molise, come i fagioli di Acquaviva d’Isernia,  nonché del tartufo molisano – il 40% del tartufo bianco prodotto in Italia è molisano – e già questo vale più di mille chiacchiere, quelle che idolatrano falsi miti del grande schermo o strampalate soluzioni miracolose a base organica, queste si, veramente comiche, al limite del grottesco. In secondo luogo, lo stesso chef, attraverso una partnership con Feudo Antico, azienda vitivinicola in quel di Tollo (CH), ha dato via, con l’apporto scientifico dell’equipe guidata dal Prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano, al primo vigneto sperimentale d’alta quota, situato a quasi 900 metri d’altitudine. Ma qui non posso sbottonarmi visto che non è stato ancora pubblicato il mio articolo relativo sul Corriere Vinicolo.

Particolare del vigneto Casadonna

Viticoltura di montagna come elemento di valorizzazione paesaggistica e recupero delle aree marginali, sperimentazione, alta cucina, formazione e ospitalità, sono concetti che mi piacerebbe fossero rafforzati nelle forme di programmazione istituzionale in Molise,  dove spesso le sinergie sono assenti, ma questo è un problema atavico che potrebbe essere superato. Mentre c’è chi nelle aree marginali investe nella ricerca delle radici culturali, attraverso il cibo e il vino e il legame con il territorio, con grande successo, da altre parti si pensa che una cloaca a cielo aperto sia la soluzione di tutti problemi.

Sebastiano Di Maria
P.S. Dimenticavo, perché tutto questo? Lo devo a chi non mi segue abitualmente sui social. Ho avuto la fortuna di essere ospite, insieme a giornalisti di settore, vino e non, di Niko Romito e della tenuta Casadonna qualche settimane fa, prima della terza stella, notizia di ieri. Lo stesso Niko, per sua ammissione, ha rifiutato di guidare, negli anni scorsi, un cinque stelle a Tokyo, che lo avrebbe consacrato e arricchito. Invece, con ostinazione e orgoglio, ha investito nella propria terra, con il ristorante Reale, con una Scuola di Alta Formazione culinaria e ospitalità, che da lavoro a oltre 50 persone (50 e non 30), un luogo in cui si fondono storia, arte e cultura attraverso la sperimentazione e l’innovazione. Niko non ha 60 anni, ma appena 39, un esempio da seguire. Questo è un omaggio a lui e all’amore per la sua terra.

Ecco alcune immagini relative all’incontro succitato.