L’ultima rivoluzione agricola, basata su vitigni selezionati, sull’uso di concimi minerali ed antiparassitari di sintesi ha prodotto una sorta di industrializzazione della viticoltura e la biodiversità nel vigneto è stata vista come un fattore limitante da eliminare. La viticoltura “ecologicamente intensiva” prende lo spunto da quella che negli anni ’90 venne definita la rivoluzione doppiamente verde o evergreen, la quale aveva come caratteristica principale quella di inserirsi in un ecosistema di produzione complesso dove le attività produttive “fanno sistema” (come ad esempio l’articolazione tra viticoltura ed allevamento del bestiame, la riduzione dei residui della produzione, il riciclo degli stessi per migliorare la fertilità dei suoli attraverso la produzione dei compost). La definizione di agricoltura ecologicamente intensiva è di P.P. Rabh, agricoltore e filosofo che nel 1928 preconizzò un’agricoltura fondata sulla semplicità e salubrità dei comportamenti ed un impiego delle risorse nel rispetto della natura.
 

 

 
Contemporaneo di R. Steiner, padre dell’antroposofia, per il quale l’agro-ecologia doveva basarsi su pratiche esoteriche, affermava invece che la nuova agricoltura si fondava sullo sviluppo delle conoscenze derivanti dall’applicazione delle scoperte dell’agronomia, dell’ingegneria e della tecnologia. La biodiversità di un vigneto è definita come l’insieme di tutte le forme di vita presenti sulla superficie e nel suolo (piante, animali, microrganismi) fino ai geni delle varie entità viventi. L’obiettivo di un ecosistema agricolo è la resilienza, proprietà presente negli ecosistemi naturali che è il risultato di alcune condizioni quali la complessità dell’organizzazione funzionale che garantisce la solidità (nel senso di tenere tutti i costituenti assieme),la diversità dei partecipanti (vegetali, fauna, risorse alimentari), gli stocks e le risorse sistemiche. La trasformazione da monocultura in un più complesso agro sistema è ormai una necessita per i vigneti di tutto il mondo ed è possibile realizzarla con strategie di copertura vegetale del suolo.
 
Fonte: Tre Bicchieri Gambero Rosso (articolo a firma del Prof. Attilio Scienza)